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2 anni fa
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Rivelazioni. Brenda ricevette 30 mila euro. I soldi di un ricatto? Cafasso, si va verso l’omicidio.

Mortuario

Forse omicidio la morte del pusher dei transessuali. Potrebbe diventare un’indagine per omicidio quella relativa alla morte di Gianguerino Cafasso, il pusher legato all’ambiente romano dei transessuali e indicato come il regista del video del ricatto dai carabinieri indagati.
Il 12 settembre scorso Cafasso morì per infarto provocato da overdose in una stanza di un albergo sulla via Salaria in cui viveva. Aveva 36 anni. L’autopsia fu eseguita immediatamente dopo il decesso, ma alla luce degli sviluppi della vicenda Marrazzo - in particolare la morte sospetta di Brenda - sono stati disposti alcuni approfondimenti. Non sarà necessaria la riesumazione della salma: sono sufficienti i prelievi già effettuati.

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2 anni fa
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Indagini sulla morte di Brenda. Irrompono il ricatto e l’omicidio.

Mortuario

Forse omicidio la morte del pusher dei transessuali. Potrebbe diventare un’indagine per omicidio quella relativa alla morte di Gianguerino Cafasso, il pusher legato all’ambiente romano dei transessuali e indicato come il regista del video del ricatto dai carabinieri indagati.
Il 12 settembre scorso Cafasso morì per infarto provocato da overdose in una stanza di un albergo sulla via Salaria in cui viveva. Aveva 36 anni. L’autopsia fu eseguita immediatamente dopo il decesso, ma alla luce degli sviluppi della vicenda Marrazzo - in particolare la morte sospetta di Brenda - sono stati disposti alcuni approfondimenti. Non sarà necessaria la riesumazione della salma: sono sufficienti i prelievi già effettuati.

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2 anni fa
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Caso Marrazzo. Proiettato in tribunale il video sul Governatore e la trans.

Piero MarrazzoIl Riesame ha deciso: uno dei carabinieri libero uno ai domiciliari, soltanto due restano in cella.

«Se mi lasciate andare vi sarò grato». Parla l’ex governatore del Lazio, Piero Marrazzo, immortalato nel famoso video del ricatto. La scena è quella dell’irruzione nell’appartamento del transessuale, il 3 luglio scorso. Marrazzo appare sconvolto. Si rivolge ai due carabinieri appena entrati in casa, che lo stanno riprendendo a tradimento con la telecamera del cellulare, e cerca di sistemare così le cose. La frase è chiara, intelligibile e l’hanno sentita tutti, magistrati, avvocati e imputati, ieri, durante l’udienza del Tribunale del riesame dedicata all’istanza di scarcerazione dei quattro carabinieri arrestati. In serata la sentenza: Nicola Testini, libero e i domiciliari per Antonio Tamburrino.

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2 anni fa
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Rivelazioni sul caso Marrazzo. La banda dei ricatti agiva dal 2007 nella rete anche due ex ministri.

Piero MarrazzoDossier senza riscontri con oltre dieci nomi di vittime, tra politici e giornalisti. Le accuse dei viados. Il ruolo di un pappone deceduto per infarto.

Ora che il Governatore è caduto, le domande cercano altre risposte. Esiste un doppio fondo dell’affaire Marrazzo? Il condominio di via Gradoli è o è stata una matrioska del ricatto? Insomma, esistono davvero altri politici presi al laccio? E se così è, anche loro hanno pagato un prezzo per la loro vulnerabilità? Fonti qualificate in Procura sgranano gli occhi: “Politici? Per carità. Un falso”. Da liquidare né più e né meno come l’immondizia velenosa che da ieri ha preso a frullare nelle redazioni dei quotidiani. Una “colonna infame” di dodici nomi, priva di un qualsiasi straccio di riscontro negli atti di indagine, un “chi più ne ha, più ne metta” di uomini della politica e dell’informazione da squartare.

Un pantano che dà l’idea dei nervi che questa storia ha scoperto. Dell’occasione che apre per qualche resa dei conti brutale. Con al centro i Carneade della “squadretta” della stazione Trionfale: il maresciallo Nicola Testini, i carabinieri Luciano Simeone, Carlo Tagliente e Antonio Tamburrino (da giovedì scorso detenuti a Regina Coeli in regime di massima sicurezza, massima sorveglianza visiva e assoluto isolamento). E di cui conviene tornare a parlare, perché, al netto dei veleni, quello che si comincia a percepire sul conto di almeno tre dei quattro militari (Testini, Simeone e Tagliente) non è proprio rassicurante. Né residuale.

Ce li hanno sin qui raccontati come avventizi del ricatto. Poveri disgraziati in divisa, non poi così astuti, abbacinati da una stangata da 200 mila euro (il prezzo chiesto alla “Mondadori” per il video del Governatore) che non sono riusciti a portare fino in fondo. Al gip che sabato scorso li interrogava, si sono dichiarati “vittime di un complotto” (Dio solo sa ordito da chi), che, alla fine, li ha inceneriti insieme a chi volevano strozzare (Piero Marrazzo). Eppure, si comincia a scoprire ora, Marrazzo non era esattamente il loro primo lavoretto. Buttare giù le porte delle alcove dei transessuali che gravitano tra via Gradoli e via Due Ponti per ripulirli di contanti era una routine. E da almeno un paio di anni. Lo racconta “Sylvia” (nella testimonianza che trovate in questa pagina). Lo ha raccontato confidenzialmente agli uomini del Ros dell’Arma almeno un altro viado. Sono loro - ha detto - che prima dell’estate di quest’anno hanno ripulito un altro cliente di riguardo sorpreso in mutande nel condominio di via Gradoli 96. Che, nello stesso periodo, sono passati in casa di un trans per portarsi via un personal computer. Sono loro che, con una certa frequenza, alleggerivano i viados della coca appena consegnata dai pusher.

Rapinatori seriali, dunque. Ma non solo. Perché - dicono ancora i trans - del gran traffico di politici e uomini di nome in quel condominio, la “squadretta” ha sempre saputo. E se è vero che ai ricordi dei viado va oggi fatta la tara del risentimento e della straordinaria occasione di accreditarsi come testimoni di un’inchiesta che può valergli un permesso di soggiorno (la legge prevede che un clandestino possa essere regolarizzato per motivi di giustizia), è altrettanto vero che a dare verosimiglianza e credito a questa circostanza sono stati gli stessi militari arrestati giovedì della scorsa settimana. In tre (Testini, Simeone e Tagliente), infatti, dicono di aver ricevuto il video di Marrazzo da tale Gianguarino Cafasso, un tipo che se ne è andato per infarto nella stanza di un albergo sulla Salaria il mese scorso. Che dicono fosse il “pappone” di via Gradoli 96. Che dei letti di quel condominio conoscesse ogni segreto. Soprattutto che fosse il regista di una collezione di video del ricatto politico.

Non ha importanza ora che questo racconto con il “morto” non sia stato ritenuto credibile dal gip. Che l’ordinanza l’abbia liquidato come mossa che “appare mero espediente difensivo” utile ai carabinieri per non ammettere di aver girato in prima persona il video di Marrazzo. Quel che importa è che, nel resuscitare la memoria di Cafasso, almeno tre dei quattro militari ammettano, di fatto, di aver avuto accesso alla fabbrica del ricatto. Di cui Marrazzo, evidentemente, viene a un certo punto considerato il pezzo più pregiato. Pur non essendone il solo. Testini, Simeone e Tagliente sembrano infatti custodire altri segreti. Una fonte qualificata e attendibile che chiede l’anonimato riferisce che almeno il maresciallo Testini abbia confidato in tempi non lontani di aver avuto conoscenza o addirittura di aver potuto mettere mano ad altri video con almeno due uomini politici di un qualche nome. Due ex ministri. Una circostanza che il militare risulta non avere né messo a verbale e nemmeno evocato nell’interrogatorio di sabato scorso, che fonti inquirenti dicono di ignorare, ma che fa capire come l’indagine su via Gradoli stia accarezzando ancora solo la superficie dello stagno in cui è stato tirato a fondo Piero Marrazzo. (Carlo Bonini - La Repubblica)

2 anni fa
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Berlusconi aveva avvisato Marrazzo: “Attento, gira un video su di te”.

Il presidente del Consiglio era stato informato dalla direzione del settimanale “Chi”. Al Governatore aveva dato garanzie sul comportamento dei media di sua proprietà.
Berlusconi lo aveva avvertito. Il governatore “sospeso” Piero Marrazzo venne avvisato del ricatto. Ossia che quattro carabinieri della sezione Trionfale di Roma avevano confezionato un video compromettente. Girato ai primi di luglio in via Gradoli. Ad avvisare Marrazzo - confermano a “Repubblica” - fu lo stesso primo ministro. Ad un settimanale del suo gruppo editoriale, “Chi”, i ricattatori avevano infatti offerto l’intero pacchetto. E a quel punto, il direttore del periodico informò il presidente del Consiglio. Berlusconi si dichiarò contrario alla pubblicazione dell’intera vicenda. E nell’avvertire Marrazzo diede garanzie sul comportamento dei media di sua proprietà. In particolare di quelli riferibili alla Mondadori. Una versione che lo stesso Cavaliere ha confermato ai suoi fedelissimi precisando di non essere intervenuto nella vicenda e di aver anche indicato agli “ambasciatori” del Governatore chi aveva proposto l’acquisto del video. Nella sostanza aveva suggerito di contattare i detentori del filmato per provare a ritirarlo dal mercato. Anche se, chi è stato coinvolto nell’inchiesta, non esclude che le garanzie fossero state basate proprio sulla avvenuta acquisizione e sulla messa in sicurezza del filmato. La circostanza, comunque, smentisce un’altra delle dichiarazioni del governatore che aveva sostenuto di non aver saputo nulla di quanto lo stesse per travolgere fino al 21 ottobre scorso.

Intanto il procuratore capo di Roma apre un ventaglio di accertamenti. Soldi, droga e auto blu. Si dovrà stabilire se c’è stato un uso improprio della vettura di servizio. Gli inquirenti vogliono verificare se si tratta di un montaggio o se davvero - come sembrerebbe dal filmato - Marrazzo andava a casa del trans, in cima alla Cassia, con l’auto di servizio. Soltanto dopo la verifica il procuratore Ferrara deciderà se aprire un’inchiesta. Si faranno inoltre accertamenti patrimoniali e bancari.

Chi portò la coca? Una serie di verifiche parte oggi anche sul fronte dell’indagine contro i quattro carabinieri arrestati con l’accusa di aver ricattato il governatore per il video hard. Confermando la custodia cautelare, il gip Sante Spinaci, risponde che la droga è stata portata dai carabinieri.

Eppure la Procura disporrà un approfondimento d’indagine. In base ad una intercettazione telefonica in cui i carabinieri arrestati dicono a chiare lettere: “con quel video faremo i soldi”. Il gip nell’ordinanza ha raccolto integralmente i motivi del pm accusando dunque i militari “di aver fatto il video con un cellulare per incastrare il presidente, di avere introdotto nell’appartamento del transessuale Natalì la cocaina con un piano premeditato finalizzato al ricatto”. E, dunque, di avere estorto a Marrazzo “tre assegni del valore complessivo di 20.000 euro”. E ancora di aver rapinato il governatore “di duemila euro in contanti e di averne sottratti tremila al transessuale”. Si chiama motivazione per relationem, connessa al provvedimento secco di custodia contro Luciano Simeone e Carlo Tagliente, che avrebbero fatto l’irruzione nella casa di via Gradoli e girato il video compromettente. Contro il maresciallo Nicola Testini, contro Antonio Tamburrino, accusato di averlo ricettato, il giudice ha sostanzialmente incollato il decreto con il quale il pubblico ministero ha chiesto gli arresti. (Elsa Vinci - La Repubblica)

2 anni fa
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Il caso Marrazzo e i trans. Una gran brutta storia tra il vero e il falso. Una polpetta avvelenata?

Piero MarrazzoArrestati 4 carabinieri. Avrebbero ricevuto assegni per 20/30 mila euro dal presidente. Le immagini lo ritrarrebbero in compagnia di una trans in atteggiamenti intimi.
Marrazzo ricattato per un video hard. Il Governatore: “E’ una bufala. Non mollo”.
“Atto di barbarie, ma io non mi dimetto e vado avanti”. La Procura: “Nessun complotto, solo un caso di criminalità comune
”. Quattro carabinieri arrestati, una sorta di associazione a delinquere nascosta tra le stellette, un video compromettente, un ricatto ai danni del presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. Ed ancora smentite e polemiche. E’ una storia dai confini ancora oscuri quella che coinvolge il Governatore. Una vicenda che parte da un video che lo ritrarrebbe in un contesto tanto scomodo da poter essere usato per un ricatto. Girato da quattro carabinieri, ora arrestati e che saranno interrogati domani. Questi i reati: rapina, violazione della privacy, violazione di domicilio ed estorsione. Sarebbero stati proprio loro a filmare Marrazzo in “atteggiamenti compromettenti”, per poi ricattarlo. E sempre loro avrebbero ricevuto dal Governatore tre assegni per un totale di 20/30 mila euro mai incassati.

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