9 mesi fa
“Discriminati in silenzio”, la posizione dei militari omosessuali in Italia.
Negli Usa è stata abolita la norma che impediva ai gay impiegati nelle forze dell’ordine di rivelare la propria inclinazione sessuale. In Italia, dice Nicola Cicchitti, presidente di Polis Aperta, ci sono anche norme che vietano ogni discriminazione. Ma pochissimi militari si espongono, temendo di essere isolati.
Gli Stati Uniti rimangono un modello da seguire. Otto mesi dopo l’abrogazione del Don’t ask, don’t tell (la norma che proibiva ai soldati di fare coming out), al pride di Amsterdam tutti i militari hanno potuto sfilare con la divisa che utilizzano sul posto di lavoro. La stessa opzione non esiste per le forze italiane dell’ordine che partecipano ai cortei glbtq nazionali. “Ai Pride”, spiega Nicola Cicchitti a GQ.com, “tre persone al massimo sfilano dietro lo striscione di Polis Aperta”. Nicola Cicchitti è il presidente di Polis Aperta, l’unica associazione italiana di volontariato aperta alle forze omosessuali armate o dell’ordine.
“Polis Aperta è nata nel 2009 e conta 50 associati. Il 90% di queste persone nasconde il proprio orientamento sessuale. In Italia non esistono studi sui gay che lavorano nelle forze armate o dell’ordine. Probabilmente la percentuale di omosessuali impiegata in questo settore è la stessa che si registra in altri lavori”. Nel 2003 l’Eurispes ha confermato che anche in Italia un decimo della popolazione è gay.
“All’associazione, precisa Cicchitti, si rivolgono colleghi che vogliono condividere la propria esperienza o persone che hanno subito del mobbing. Ad una donna è stato espressamente detto che la sua omosessualità le avrebbe bloccato la carriera. A Polis Aperta non risultano dei casi di mobbing fisico”.
In Italia non esiste una normativa come il Don’t ask, don’t tell. ”Di recente è stato approvato un regolamento che vieta la discriminazione basata sull’orientamento sessuale”. Questa direttiva è poco conosciuta da chi vuole lavorare nell’arma. “All’associazione gli aspiranti militari chiedono se esistono delle normative discriminatorie”.
I problemi sollevati da Polis Aperta non sono monitorati dalle istituzioni. L’unico incontro che Cicchitti ha avuto con Ignazio La Russa, ministro della Difesa, è avvenuto in tv. L’associazione ha provato a contattare anche Mara Carfagna, ministro per le Pari Opportunità. “Abbiamo scritto più volte al ministro. Lo scorso anno l’abbiamo invitata anche all’incontro che l’European Gay Police Association ha organizzato a Roma. A questo appuntamento ha partecipato un delegato di Antonio Manganelli, Capo della Polizia”. Lo scorso aprile le forze dell’ordine hanno aperto l’Oscad, l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori. (gqitalia.it)
