2 anni fa
Al teatro Vittoria. “Play”, la sorprendente scatola magica di Kataklò.

Torna in scena fino al 10 gennaio la compagnia che ha rappresentato l’Italia a Pechino 2009.
A Natale tornano sul palco del Teatro Vittoria di Roma sbarcano i “Kataklò”, danzatori, atleti, acrobati in uno spettacolo che propone un nuovo sguardo sugli sport, e racconta il significato del movimento e dell’energia nel gioco della rappresentazione. Ai microfoni di Ami Giulia Staccioli (vedi sotto), fondatrice regista e coreografa della compagnia, spiega la nascita del progetto e la filosofia del lavoro sul corpo e sulla mente che guida la compagnia dalla sua nascita.
Apprezzata oltre i confini nazionali per i suoi spettacoli di incredibile abilità fisica e sofisticata inventiva, Kataklò è una compagnia stabile e indipendente di danza teatro. L’idea nasce nel 1995 da Giulia Staccioli, campionessa di ginnastica ritmica per ben due volte a Los Angeles nel ‘84 e a Seoul nel ‘88, Giulia termina la sua esperienza di attività agonistica e afferma le sue qualità di interprete entrando nella compagnia americana Momix dove sperimenta e cresce per tre anni sotto la guida di Moses Pendleton.
Qualche anno dopo nasce Kataklò, che letteralmente dal greco significa “Io ballo piegandomi e contorcendomi”. La ricetta esplosiva su cui si fonda il lavoro della compagnia sono movimenti corporei, passi di danza, atletismo acrobatico, mimica, humor, suoni, luci e costumi. Un vero e proprio caledoscopio espressivo che porta lo spettatore ad immergersi in uno spazio tempo magico surreale e illusorio o, come dice la stessa regista ai nostri microfoni «visionario».
La grande particolarità del lavoro di Kataklò è quella di saper unire diverse attitudini dal gesto acrobatico a quello interpretativo e coreutico «se la danza classica rimane una base dell’impostazione - aggiunge la Staccioli - poi si spazia attraverso il contact, l’hip-hop, permette al danzatore in fase creativa di attingere a un vocabolario molto vasto». La peculiarità della compagnia infatti sta anche nel percorso di partecipazione attiva alla creazione. Lo sviluppo dell’idea artistica avviene infatti attraverso intere sessioni e periodi di improvvisazione, sollecitando la capacità di ogni performer d’inventare e di sperimentare tecniche e linguaggi nuovi.
Un percorso collettivo duncuque dove le capacità fisiche, artistiche ma anche mentali di ciascun componente sono fondamentali non solo quindi nell’atto scenico ma anche in quello produttivo. A questo proposito la commistione di generi ha portato Kataklò ad avvicinarsi alle arti marziali cinesi come il Taiji o lo Shaoilin, dove la qualità del movimento è compenetrata dalla grande concentrazione, intenzione e consapevolezza. «Il lavoro che viene fatto in sala prove si basa sullo strumento della mente al servizio del corpo. Bisogna avere sempre molta coscienza di quello che si fa, se si va in scena in uno spettacolo dove in un momento devi dare il massimo della potenza e dell’energia ed esprimerla a livello fisico e in altri momenti deve essere espressa a livello interpretativo».
L’energia di Kataklò però si traduce principalmente in immagini, «una specie di scatola magica dove dal buio emergono figure e suoni che immergono lo spettatore in un’atmosfera sempre nuova». (Sara Sartori - Ami)
