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2 anni fa
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Caso Cucchi, c’è un testimone del pestaggio.

CarcereValanghe di polemiche sulle affermazioni del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega alle Politiche giovanili, Carlo Giovanardi.

Spunta un possibile testimone della morte di Stefano Cucchi, un detenuto che avrebbe assistito al pestaggio del giovane romano. I Pm da ieri hanno iscritto sei persone, agenti penitenziari con molta probabilità, nel registro degli indagati. A rischio d’inchiesta anche i Carabinieri e i medici. Oggi sarà riesumata la salma di Cucchi. Valanghe di polemiche continuano a suscitare le affermazioni del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega alle Politiche giovanili, Carlo Giovanardi il quale aveva detto che Stefano è morto perchè drogato.

Un testimone, forse un detenuto che avrebbe assistito al pestaggio di Stefano Cucchi, questa la novità più rilevante delle ultime ore che si aggiunge a quella relativa ai primi sei indagati per la morte del giovane romano deceduto a seguito dei traumi subiti dal suo corpo.

I maggiori indiziati per i magistrati sarebbero gli agenti penitenziari che avevano preso in custodia Cucchi il 16 ottobre. Tutto ciò perchè un altro carcerato avrebbe assistito al pestaggio di Stefano dopo che era stato accompagnato in bagno. I pm inoltre non escludono anche che Cucchi possa aver avuto un litigio con altri detenuti.

A rischio d’indagine sono anche i carabinieri viste le percosse che il ragazzo avrebbe subito prima di arrivare in carcere, l’Arma esclude responsabilità ma gli avvocati Fabio Anselmo e Dario Piccioni vogliono andare a fondo della vicenda evidenziando come Cucchi avesse il volto tumefatto già in Tribunale.

A questo punto è scattato il rimpallo di responsabilità tra Carabinieri e guardie carcerarie e maggiori elementi si dovrebbero avere oggi quando verrà consentita la riesumazione della salma. L’indagine comunque si appunta anche sull’operato dei medici che non avrebbero curato Cucchi nella maniera idonea.

Valanghe di polemiche continuano a suscitare le affermazioni del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega alle Politiche giovanili, Carlo Giovanardi il quale aveva detto che Stefano è morto perchè drogato. Attacca il segretario Udc, Lorenzo Cesa: «Quando in politica, come nella vita manca ogni senso di umanità, si diventa barbari: oggi è Giovanardi il nuovo barbaro». Richieste di dimissioni sono giunte dall’Idv e Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista afferma: «È vergognoso che chi si scandalizza per la sentenza sul crocifisso non abbia alcun rispetto per la vita umana». (Ami)

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