Notiziegay.com a Roma
2 anni fa
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E’ al Sistina. “Cats”, anche in italiano non perde il suo fascino.

Daniel EzralowLa luna piena si intravede oltre una rete metallica. Illumina la piccola porzione di rottami, cose comuni ora diventate altro: disposte a casaccio disegnano i contorni di una sorta di quartier generale della fantasia, luogo nel quale ogni anno al calar del sole, la tribù dei gatti Jellicle si ritrova per celebrare un evento eccezionale, quasi magico. La scena si accende e noi spettatori, divenuti d’un colpo bambini, siamo indotti a smarrire ogni contatto con la realtà.

I gatti hanno invaso il palcoscenico e non solo. “Cats” arriva al teatro Sistina e questa volta, la prima in assoluto, parla la nostra lingua. Le splendide partiture di Andrew Lloyd Webber rivivono nello storico teatro romano, grazie ad un allestimento incorniciato da una scenografia che, animata costantemente da un pregevole gioco di luci, diviene giusto sfondo alla bravura degli interpreti sulla scena.

Chi guarda ha l’impressione di assistere ad un prodotto buono, dove nulla è affidato al caso e tutto è stato curato nei particolari. La Compagnia della Rancia non delude e guidata dalla regia di Saverio Marconi, ha reintepretato un copione celebre e proprio per questo molto difficile da proporre, soprattutto se ciò deve avvenire attraverso un liguaggio lontano dall’idioma originario.

La struttura drammaturgica trova supporto su una storia molto semplice, quasi priva di intreccio e tutta affidata alla bellezza delle musiche. L’intuizione di Llyod Webber infatti fu all’epoca abbeverata dal libro di Thomas Sterns Eliot, Old Possum’s of Practical Cats, concepito a partire da una raccolta di lettere che lo stesso autore scriveva per i suoi nipoti.

Non si può quindi parlare di una vera e propria vicenda, piuttosto un succedersi di quadri musicali, dove la parola recitata ha lasciato totalmente posto al canto, divenuto insieme al ballo pretesto per presentare al pubblico i gatti protagonisti della storia. Unico scopo a cui tende lo svolgersi dell’azione è la decisione affidata al leader dei Jellicle, Deuteronomio, chiamato a scegliere chi tra i gatti riuscirà a raggiungere il Dolce Aldilà.

Per i non appassionati al genere potrebbe risultare poco coinvolgente, proprio perchè la trama manca di tensione soprattutto nella prima parte, piacevole da vedere ma povera di quelle emozioni riservate al finale. Le coreografie spettacolari talvolta circensi di Daniel Ezralow e i costumi della maison Coveri hanno però ben camuffato questa linea di spartiacque immaginaria creatasi tra il primo e il secondo atto, dando vita ad uno spettacolo vivace e bello da vedere.

Un capitolo a parte meritano le voci, tra tutte quella meravigliosa di Grisabella interpretata da Giulia Ottonello, senz’altro colei nei confronti della quale il pubblico ha espresso maggior apprezzamento. Memory, la canzone simbolo del musical, nella versione italina è stata da brivido. Giulia l’ha fatta rivivere rileggendola con una personalità emotiva fortemente spiccata, lontana da sterili tentativi di emulare la leggendaria esecuzione di Barbra Streisand.

Il finale sulla carta commovente è stato tale e “Cats”, anche se a tratti penalizzato dalla traduzione nella nostra lingua, ha mantenuto illeso il suo fascino. (Anna Concetta Consarino - Agenzia radicale. Nella foto Daniel Ezralow)

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