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2 anni fa
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Un ministro o un esponente di centro destra? Trema “chiappe d’oro”. È caccia ai clienti vip.

Natalie

È partita una caccia frenetica ai cosiddetti “chiappe d’oro”. Prima, però, occorre una premessa: il copyright del pittoresco soprannome è di Gianguarino Cafasso, pusher salernitano ed elemento chiave dell’inchiesta-scandalo che ha portato Piero Marrazzo alle dimissioni. Uno spacciatore che purtroppo non può più fornire informazioni utili, perché stroncato da un’overdose il 12 settembre scorso. Fino a quella data, però, il suo è stato comunque un ruolo cardine: tra i primi a cercare di “piazzare” il video dell’ex governatore del Lazio in compagnia di un trans. Libero era stato contattato proprio da Cafasso, che commentando il filmino aveva spiegato: «Ahò, ma io li posso rovinare. C’ho dei clienti tra i politici, che se ve lo dico… C’è uno, uno grosso, che lo chiamano “chiappe d’oro” per come je piace».

Ecco gli identikit
Gli inquirenti iniziano a delineare un identikit preciso dei vip finiti nel calderone di via Gradoli. I viados si fanno sfuggire mezze ammissioni, anche con i giornalisti, e lasciano intendere che coinvolti nello scandalo siano pezzi davvero grossi. A quanto è dato sapere (e a quanto si può scrivere) sono tre i vip finiti in uno stralcio dell’inchiesta. Uno è un importante politico del centrodestra che ricopre un incarico di governo. L’altro, un collega avversario, tra i più in vista del centrosinistra. Infine, un giornalista molto conosciuto agli addetti ai lavori e anche al pubblico del piccolo schermo.

Tre vip che, fino a non molto tempo fa, frequentavano le favelas di via Gradoli 96. Infatti si è giunti a loro soprattutto grazie agli indizi forniti dai transessuali, che in questi giorni stanno sfilando nella caserma del Ros. Ad accreditare la notizia, comunque, è arrivata la conferma da una «fonte attendibile», che ha reso l’indiscrezione quantomeno “ufficiosa” (e non ufficiale, poiché niente di tutto ciò è stato messo agli atti). Non ci sarà neanche un accenno, quindi, nelle carte che gli avvocati dei quattro carabinieri potranno ritirare oggi in cancelleria, le copie degli interrogatori e altre informative utili a preparare la difesa in vista dell’udienza del tribunale del Riesame.

Nessun segnale, tra l’altro, ha dato finora credito alla supposizione che anche loro tre - come altri vip che si dice frequentassero le alcove dei Due Ponti - abbiano subito minacce o estorsioni. Non l’hanno riferito testimoni, non è stato captato in alcuna intercettazione e certamente nessuno si è presentato per confessare di aver messo sotto scacco i tre personaggi noti. E allora non è da escludere che gli inquirenti possano chiedere la loro collaborazione. Convocarle e farsi dire direttamente dalle «potenziali vittime» se siano mai state avvicinate da qualcuno che le abbia minacciate di dare i loro «vizi privati» in pasto all’opinione pubblica.

Il problema di una mossa del genere è che un solo passaggio dei tre all’interno del palazzo di giustizia, in questo momento, equivarrebbe a diramare un comunicato stampa sul loro presunto coinvolgimento. E allora, sempre che la procura decida di chiedere la collaborazione di questi clienti eccellenti, l’unica soluzione possibile è quella di organizzare un incontro tra gli investigatori e i supertestimoni in un luogo top secret. Un’occasione per chiarire anche un altro punto oscuro: le rapine ai trans e ai loro compagni del momento, che pare siano più volte stati presi di mira da vere o finte forze dell’ordine che passavano spesso in via Gradoli. Capito questo, ci sarebbe un mistero in meno. Ma rimangono comunque i due interrogativi più importanti: chi pagava la cocaina e a cosa servissero quei 5mila euro in contanti che la mattina del 3 luglio Marrazzo aveva portato nell’appartamento di Natalie.

Dagli archivi del ’96
Il corto circuito tra politici e trans si allarga ulteriormente, pescando nel passato remoto. Il riferimento è a un controllo che sorprese un noto politico in un tratto di strada frequentato da transessuali. Ricostruzioni molto approssimative hanno poi ricamato su questa vicenda, condendola con molte fantasie. La storia è riscappata fuori ieri in una lettera ricevuta e pubblicata dal sito “Dagospia”: «Politici di un noto ex grande partito di centrodestra farebbero meglio a stare zitti sul caso Marrazzo, aggiungo solo una data: 29 aprile 1996». (Roberta Catania - Libero)

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