2 anni fa
Roma, pallottola al pm che indaga sul prete accusato di pedofilia.
Un proiettile in busta chiusa e una lettera delirante che inneggia all’amore libero con i bambini. L’hanno ricevuta il pubblico ministero Francesco Scavo e l’associazione “La Caramella buona”, il 12 ottobre scorso. Nel testo senza firma e scritto al computer, si fa riferimento al processo nei confronti di don Ruggero Conti, il prete accusato di pedofilia che ha spaccato in due gli abitanti di Selva Candida, tra chi si brucerebbe una mano per difenderlo e giurare sulla sua onestà, e chi invece sostiene, perché genitore di presunte vittime, che l’ex parroco ha cercato di abusare di alcuni giovanissimi. Nelle assurdità scritte su un foglio bianco compaiono le minacce: «Procuratore Scavo ti condanniamo», ma si fa riferimento anche a Mario Staderini, membro della direzione dei Radicali italiani che si è costituito parte civile nel processo. «Staderini falso radicale», è l’accusa che gli rivolgono mentre parlano di «tanti casi di ingiustizia di persone pure innocenti condannate alla gogna». E ancora di «un processo, quello contro Ruggero Conti che è un enorme complotto di vermi schifosi».
Nelle parole usate che vanno dalla «Giustizia per gli amici» all’«amore libero con i bambini» non è facile intuire l’intento di tutta questa operazione. Gli anonimi si dicono sostenitori di don Ruggero, ma anche e soprattutto pedofili, e quindi non sembrano proprio volerlo aiutare. Aggiungono accuse a Roberto Mirabile, il presidente dell’associazione che nei giorni scorsi avrebbe ricevuto una missiva simile a queste due: «sei un bastardo protetto da Fini. Attento perché decretiamo la condanna a morte per te e più volte ti siamo arrivati vicini».
Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta della magistratura e il caso è stato affidato al pubblico ministero Giancarlo Amato che manderà gli atti alla procura di Perugia, visto che una delle persone minacciate è un magistrato, e dunque la competenza è dei colleghi umbri. Risalire ai mandanti non sarà facile. La missiva indirizzata all’Associazione è arrivata regolarmente a destinazione, mentre quella che avrebbe dovuto raggiungere gli uffici di piazzale Clodio è stata bloccata alle poste in Prati. Gli operatori si sono accorti del contenuto anomalo e l’hanno fermata. All’interno c’era il proiettile e la lettera.
Il fantomatico gruppo di sostenitori dice di aver mandato «precedenti avvisi» e sottolinea come «non possiamo accettare ancora molto questa situazione che costringe noi tutti a nasconderci al buio e soffocare il nostro sentimento». E tutto ciò mentre il processo nei confronti del parroco procede con i tempi lenti della giustizia. Il 27 ottobre si svolgerà una nuova udienza durante la quale sono previste le testimonianze delle persone offese. Sarà un’udienza delicata per i temi trattati. E ci saranno ancora i suoi sostenitori
Il quartiere continua a essere diviso sulla vicenda che riguarda don Conti. Molti fedeli, però, sono dalla sua parte. «Ha fatto solo del bene per la parrocchia, dobbiamo a lui tutto quello che vede», dicono alcuni.
Altri esprimono delle perplessità sui tempi e sulla dinamica dei fatti. «Perché questo scandalo è scoppiato dopo così tanto tempo? Perché un bimbo piccolo se ne rende conto dopo di quello che ha subito», commentano quelli che che su don Conti nutrono perplessità.
«E’ un complotto - affermano altri ex parrocchiani - non se lo merita proprio. Era aperto, socievole, aiutava tutti. Avevo mia madre inferma, lui veniva sempre a casa. Quelli che ha aiutato di più, sono quelli che l’hanno denunciato».
Per un commerciante della zona «l’hanno incastrato, dava fastidio a qualcuno, era una potenza, aveva amicizie molto in alto, con lui si aprivano tutte le porte».
Ma nelle testimonianze compaiono anche dei ragazzi che parlano di inviti a cena rifiutati, di regali (abiti e televisioni) e di padri che prima di affidargli i propri figli l’hanno preso da parte per dirgli «non sia mai che sento cose strane, che ti vengo a fare a pezzi…». (di Cristaiana Mangani - Il messaggero)
